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CASTELLI IN ARIA

I piani orizzontali sono orizzonti senza riferimenti e l’ideale sogno di costruire sulla minima impronta è la concreta manifestazione dell’idea.
Macigni sulla propria testa o ipotetiche vette da scalare, casualità frutto di una soggettiva interpretazione, divengono entità comunicanti rinsaldate come in immaginari gironi Danteschi.
Sono gli impalcati mentali, continui rimandi retti su farraginose certezze, prima smentite e poi nuovamente in rifiorire.
L’intelletto è ora costretto ad interagire con i  sensi, e la visione oculare trasmette coordinate concrete al pensiero.
Sono le evoluzioni disorganizzate a generare armonia, concetto incompiuto ma rintracciabile nell’attimo stesso in cui le parti collaborano ad unica causa.
Il viola, mai tetro, è l’evidente urlo di vita, un saluto al passato che si veste di nuova luce nel chiaro bagliore di vivide ed energetiche tinte fluorescenti.
Il segno concettuale ed inclassificabile percorre la strada del proprio essere, il cammino sulla via dell’architettura.
Architettura è mediazione verso se stessi e la realtà.
Sono palafitte contemporanee che poggiano al suolo per trarre un nuovo senso da altimetrie incontaminate dal sociale. Si dichiara l’aspirazione di vivere lo stesso mondo a più livelli, riconoscersi in radici passate e ormai prive di vita nelle quali impiantare le certezze di una nuova era.
Corpi dalla forte volumetria donano concreta consistenza alla mente; piccoli passi di architetture sperimentali, continue rielaborazioni ancora in fase embrionale.
Una volontà ancora inespressa.
Sono solo castelli in aria.

Vincenzo Morvillo

La vita di un artista deve essere tutta dedita all’esplorazione poetica.                                                Egli potrà ripetere giornalmente i medesimi gesti, ritualità, abitudini
ma la parte più intima della sua mente dovrà restare, ogni attimo,
tesa all’ osservazione e alla contemplazione.
Osservazione e Contemplazione verso oggetti, persone, avvenimenti, casualità
che l’artista andrà a montare nella sinfonia della sua opera.
I suoi affetti, famiglia, amici, donne, la sua quotidianità
dovranno essere subordinati a favore dell’atto creativo.
La vita prostituita all’ispirazione.
Potrà essere non compreso, giudicato, deriso, umiliato,
tutto potrà toccare l’uomo, nulla la sua opera.
Benedetto Croce chiarisce la differenza tra l’opera e l’uomo,
nell’Aesthetica In Nuce scriverà:
“Molte ispirazioni artistiche sorgono non da quello che l’artista è come uomo pratico,
ma da quello che non è
e sente che si deve essere
e ammira dove lo vede
e cerca col desiderio”.

Salvatore Castaldo